Intervento del Consigliere Matteo Tosi al Consiglio Comunale del 26 Marzo 2018


Quando Busto Grande annunciò la propria uscita da questa Maggioranza, atto che oggi prende forma addirittura con il mio spostamento sulla sedia lasciata libera dal Consigliere Mariani, non ci esimemmo comunque dall'esprimere la nostra sostanziale soddisfazione rispetto all'operato del Sindaco e della sua Giunta.
Certo, sollevammo qualche obiezione e lo facemmo anche prima, “in Maggioranza”, ma, sostanzialmente, promuovemmo il lavoro fatto fin lì. Per coerenza, quindi, non avendo l'esperienza né le competenze per spulciare cifre ed equilibri tanto complessi, mi permetto solo di fare una annotazione “politica”. Probabilmente solo una riflessione personale, magari anche una sequela di banalità.
Come quella da cui parto, Tariffe cimiteriali, ancora. Purtroppo non riesco a non pensare che un'amministrazione, dopo aver fatto ampiamente intendere la propria disponibilità a rivederle, se poi non riesce a intervenire sulle cifre, deve ammetterlo con trasparenza, senza dissimulare. Sono sicuro di quello che dico, perché io, paradossalmente, ero uno di quelli contrari al ribasso, a meno che non si partisse già da uno sconto sulle tariffe che stavano entrando in vigore. Dicevo sempre che mi sembrava di fregare proprio quei cittadini che, pur lamentandosi, avrebbero pagato regolarmente. 
Le tariffe restano quelle, poco male. Magari si poteva usare l'eleganza di non applicare l'adeguamento Istat, tutto qui. [...].
Dal mio punto di vista, invece, è un piccolo insuccesso il non aver visto a bilancio nessuna cifra per l'area feste che si stava progettando nella Zona industriale. Sono contento che si sia in dirittura d'arrivo per la creazione del Centro cottura e dei servizi annessi, non c'è nemmeno bisogno di dirlo. Questo intervento avrebbe potuto, però, integrarsi con l'altro, rivalutando anche in ottica festiva e serale l'intera area. La lascio come raccomandazione, mettiamola così. Anche perché, pur essendo io un fan senza se e senza ma del giardino quadrato, perché lo trovo bello e perché è parte di una struttura simbolo della nostra Città,
non posso non capire le esigenze di chi ci vive intorno. E chiede di non ospitare lì eventi serali di una certa rilevanza. Eventi a cui però Busto – che è già un Capoluogo e deve solo sentire di esserlo, come ben invitava il sindaco emerito Gigi Farioli con i suoi “Busto Capitale” – deve ovviamente aspirare, sia per il
proprio “pubblico” di cittadini che per le proprie associazioni sportive, commerciali e culturali.
 
A proposito di associazioni, prima si è sentito parlare di Stati Generali della Cultura e della risposta “confortante” avuta dalle associazioni cittadine, che hanno partecipato al gran completo nonostante l'appuntamento fosse stato fissato per la tarda mattina di un giorno lavorativo.
Non ne avevo nessun dubbio, ribadisco quello che ho detto prima sull'essere capoluogo. Questa città, con tutto il male che se ne possa voler dire, risponde sempre “presente”. Ogni tanto solo con passione, spesso con qualità, ogni tanto addirittura con delle eccellenze. Ma nello sport, nella cultura, nell'impegno
politico, nel volontariato, nel sociale e in ogni ambito che si voglia considerare, questa città straripa di risorse ed esperienze, di idee e progetti. Credo che serva una regia, ben venga davvero, ma che sappia indicare una direzione in cui far confluire queste energie. Confortandole, insomma, più che sentirsene confortati. Spero che possa essere così. Perché, quando andai a bussare all'assessore Arabini, trovandomi immeritatamente a rappresentare una serie di persone, gruppi e sigle che chiedevano una mano per inaugurare il dormitorio della stazione, fu lei a rassicurare noi, non viceversa. E questa è la strada per fare davvero delle cose, quelle piccole e quelle grandi.
 
Sempre in materia di cultura, continuo a non capire quanto ci costerà, prima o poi, trasformare la Casa del '900 in un museo-laboratorio-percorso davvero sul Novecento e non solo sulla Resistenza. E, soprattutto, mi chiedo se questa cosa accadrà. O se abbia più senso pensare di cambiare nome al futuro di Villa
Tovaglieri. Perché una “Casa della Resistenza”, e cioè dei valori che fondano la Costituzione, non troverebbe nessuna obiezione. Ma vorrei vederla chiamata col suo nome. Sento parlare solo di associazioni e di progetti in grado di raccontare qualche decennio del Novecento, non tutto, e solo da un punto di vista molto parziale per tematiche e punti di vista al tempo stesso. Ci sarà modo, faccio solo un esempio, di esporre le opere pittoriche di Ivanohe Gambini, futurista bustocco?
Uso la parola “esporre” perché intuisco (e spero) che, al di là dei temi, si tratti soprattutto di un museo, di un laboratorio educativo, di un archivio. E spero che siano poche le sale adibite a sede di questa o di quella associazione, perché per riunirsi possono bastare altri uffici, in altri spazi, mentre una villa così bella va sfruttata il più possibile come superficie aperta a tutti, sublimandone il valore storico e artistico che rappresenta per la città.
 
Una città che, sento, sta pensando a come promuovere la propria funzione turistica, sfruttando, come è giusto che sia, la posizione tra Malpensa e Milano, ma anche a due passi dai laghi o dal Parco del Ticino, dai boschi delle Prealpi e da diverse città d'arte lombarde e piemontesi, nonché puntando sulle eccellenze
dei propri impianti sportivi e delle proprie scuole.
Bene, se non benissimo! Sento anche che si sta lavorando per inserire Busto tra le tappe di alcuni “cammini devozionali”. Lo condivido al 100%, non voglio fare nessuna ironia, perché, anche fuori dal loro significato confessionale, queste vie di pellegrinaggio sono sempre più un'occasione per incontrare storie e persone diversissime tra loro e, al tempo stesso, immergersi in alcune vicende cruciali della nostra tradizione e della nostra cultura.
Ma stiamo davvero pensando di proporci come “città dei cammini” senza riuscire a pedonalizzare piazza Santa Maria? Perché questa, mi spiace, la considero davvero un'insostenibile sconfitta di questa amministrazione. Una sconfitta dolosa, quasi. Perché avrei sperato di vedere a bilancio le somme
necessarie per ristudiare tutta la viabilità cittadina e ridisegnarne alcuni percorsi cruciali, creando infrastrutture e pianificando un arredo urbano adeguato. Chiudere il traffico rende “pedonale” una qualsiasi area, certo, ma non basta a farla diventare piacevole da percorrere o attrattiva per gli acquisti di
qualcuno e, quindi, per l'attività di qualcun altro.
Tutte le riforme della scuola di questo Paese, Gelmini in testa, ci insegnano che, senza soldi, ogni volta è tappare un buco per aprirne un altro, e che le riforme abbisognano di fondi. Magari, addirittura, di tanti fondi.
Siamo stati mandati per anni a fare la spesa (che poi, nell'ottica dei centri commerciali diventa anche shopping di ogni genere) fuori dal territorio cittadino, accollandocene traffico e inconvenienti vari, senza nessuna comodità e nessun “gettito”, e ora chiediamo ai nostri negozianti di far vivere le vie e le piazze? E ai nostri cittadini di fare compere in centro o nei quartieri?
Ancora una volta, comunque, pensiamo a Busto come se non fosse la sesta città della Lombardia. A far vivere il nostro centro non devono essere solo i bustocchi, devono arrivare dalle città intorno. Ma bisogna consentirgli di arrivare secondo percorsi semplici - invertendo via XX settembre, ad esempio - e di trovare il giusto numero di parcheggi lungo le vie d'accesso al centro e non su quelle in uscita.
 
Una parentesi sempre “turistica”, mi ero dimenticato. Vi invito a ragionare sulla possibilità, per gli anni a venire, di inserire a bilancio i fondi per la nascita di un Ostello della Gioventù. Perché i requisiti geografici che abbiamo ricordato poco fa, potrebbero davvero fare di Busto la città dei giovani che vogliono visitare Milano e un ampio territorio di Nord Italia, un'idea a cui io non ho ancora rinunciato, nonostante il naufragio della Fondazione Blini.
 
Comunque, tornando al punto: credo davvero che serva uno studio globale della viabilità e, soprattutto, servono i fondi per gli interventi necessari. Tra cui, lo ribadisco, gli arredi di un grande centro pedonale dove passeggiare in famiglia senza l'assillo delle macchine.
 
Stesso discorso per le barriere architettoniche. Faccio finta che la cifra stanziata sia sufficiente, evito ogni polemica. Solo, invito a spenderla per risolvere le situazioni più urgenti, certo, ma soprattutto per mapparle tutte e individuarne l'impatto, così da poter poi procedere per priorità, passo dopo passo. Anche piccoli passi.
 
Parlando di viabilità, e quindi anche di sicurezza, speravo di veder crescere anche le risorse destinate alla Polizia Locale. O, almeno, speravo di vederle razionalizzate al meglio. In una città di 90mila abitanti, non servono nuovi ausiliari del traffico. Servono più agenti, meglio equipaggiati e meglio formati. Serve un'altra pattuglia su due ruote, e lo dico da motociclista, per quello che vedo tutti i giorni in cui rischio di essere buttato per terra una volta ogni quarto d'ora.
Probabilmente, a livello di cassa, si otterrà un effetto simile, e cioè si metteranno ancora le mani in tasca ai cittadini. Ma un conto è multare chi lascia la macchina 10 minuti in divieto o senza pagare il dovuto, e un conto è multare dei pericoli ambulanti.
 
Rimango in un certo senso sul problema della viabilità, ma mi sposto al Campus di Beata Giuliana. Sono contentissimo di sapere che i lavori del Palaginnastica stiano per partire, e condivido l'intento del sindaco, e cioè quello di mantenere la regia in mano al Comune per avere la certezza della cosa e dei suoi tempi.
Ma capisco che l'intervento possa essere accorpato al progetto di finanza accennato in precedenza, che potrebbe comprendere anche il ritorno in auge del Palaghiaccio. Altra scelta che condivido e che ho sempre condiviso, perché la struttura concorrente sul “mercato” territoriale, e cioè quello di Varese, nelle ore sbagliate si trova a più di un'ora di macchina dall'uscita autostradale più vicina e quindi è poco attrattiva per il resto della nostra provincia e non solo. Sono convinto che un Palaghiaccio a Busto lavorerebbe e lavorerebbe anche bene, perché la città ha ampiamente dimostrato di saper gestire strutture di eccellenza in ambito sportivo e di saper così attrarre pubblico e squadre di livello nazionale e internazionale.
Viva il Campus dello Sport, quindi. Ma lì, a due passi dal nuovo Ospedale, non corre il rischio di paralizzare il traffico e, quindi, di costringerci a faraonici interventi infrastrutturali per la viabilità???
 
Ancora due cose. Poi finisco, prometto.
 
Prendendo spunto da una delibera che andremo a votare dopo questo punto, mi permetto di ritornare su un tema a me caro: una città di 90mila abitanti, e soprattutto la sua Amministrazione, hanno bisogno di un ufficio comunicazione vero e proprio, dove chi già fa l'ufficio stampa sia affiancato da altri due professionisti (a lungo andare, gli improvvisati e i dilettanti costano molto di più, fidatevi). Uno al servizio del solo assessorato al personale, per tutto ciò che riguarda la comunicazione interna e il funzionamento della “macchina”, l'altro di supporto a quella esterna, dal multimediale in tutte le sue forme alla stampa o alla comunicazione con altri enti e istituzioni.
 
Infine, il carcere, che mi coinvolge direttamente. Non ho visto un euro a bilancio per un supporto ad attività specifiche né per la creazione di “borse lavoro” per detenuti o ex detenuti in reinserimento. E, su questo punto, non ho sentito nemmeno un'obiezione da parte di nessuno in Minoranza, nonostante alcuni consiglieri di opposizione mi avessero espressamente chiesto di sospendere la mia attività di Garante fino all'accoglimento completo delle richieste precedentemente avanzate da Luca Cirigliano, mio predecessore. Mi avevano parlato di interrogazioni e mozioni in questa direzione, ma non ne ho viste nei mesi passati e non ne ho sentite oggi, discutendo di Bilancio. Non voglio nemmeno pensare che sia per cattiveria o disinteresse (e in questo accomuno anche maggioranza e amministrazione, perché sono conscio della posizione per così dire ambigua di Busto Grande, fuori dalla maggioranza, ma “amica”del sindaco), ma constato che il gioco delle parti troppo spesso vince sulla sostanza delle cose.
 
Per cui, sperando in un vostro appoggio trasversale per i periodi a venire, scelgo di tirarmi fuori dall'agone degli schieramenti e annuncio le mie dimissioni dal ruolo di Consigliere Comunale. Lo faccio con rammarico, perché avevo la speranza che, stando seduto qui, avrei avuto più forza come Garante. Mi sembra che non sia così, lo ripeto, e scelgo di portare avanti quel ruolo, che mi coinvolge molto, anche per il mio pregresso di volontario in via per Cassano, e perché lo ritengo comunque un onere e un onore che ho ricevuto da questa istituzione. 
Al mio posto entrerà in consiglio Paolo Efrem, che sarà bravo almeno quanto me a sostenere l'idea e le istanze di una lista civica come la nostra che, per rispondere a qualche critica passata, trovo che abbia sempre cercato di interpretare lo spirito e le finalità del civismo al fine di individuare e provare a ottenere il tanto celebrato “bene comune”.
 
Detto questo, nonostante gli appunti rivolti a DUP e bilancio, e nonostante io parli per la prima volta da questa parte dell'aula, annuncio il mio voto favorevole. Perché non condivido alcune accuse che ho ascoltato oggi dai consiglieri di opposizione e perché sono contento di vedere un intento di programmazione anche a medio-lungo termine. Ma soprattutto perché, pur avendolo trovato troppo spesso ostaggio dell'appetito dei partiti e dei loro conseguenti diktat, continuo a credere nelle capacità (che oggi qualcuno ha definito ragionieristiche) del sindaco Antonelli. Un'attenzione al valore del lavoro e una precisione nell'analisi delle cifre per risparmiare ogni centesimo possibile, che non sono poca cosa in tempo di vacche magre. E soprattutto per il rigore etico e l'onestà che io e la mia lista gli abbiamo
riconosciuto da subito e che continueremo a valutare da qui in avanti.
Grazie.

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